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Commercio e risorse: inizia la corsa all’Artico fra le potenze mondiali

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Roma, 9 mar – Il canale di Suez rappresenta il 7% del trasporto globale e porta allo Stato egiziano più di 5 milioni di dollari al giorno. Un’infrastruttura che consente di ridurre del 20% il tempo di percorrenza tra Tokyo e Le Havre rispetto alla rotta marittima del Capo di Buona Speranza. Il canale è anche caratterizzato dalla presenza di basi navali francesi, americane, giapponesi e cinesi.

Un passaggio lungo la costa russa sull’Artico sarebbe un’alternativa redditizia e quindi altamente strategica. Di fatto, abbrevierebbe il tempo di viaggio tra l’Asia e l’Europa di dieci giorni. La questione delle risorse dell’Artico (gas, petrolio) sta attirando interesse e avidità. Questo è il motivo per cui la Russia sta rafforzando la sua presenza su 1,2 milioni di chilometri quadrati di isole artiche e dal 2001 ne ha rivendicato la sovranità di fronte alle Nazioni Unite. In attesa dello scioglimento dei ghiacci, il pack ice non è attualmente pronto per scomparire nell’immediato futuro, anche se è possibile vedere una diminuzione della sua ricomposizione in inverno. Questo è il motivo per cui alcuni paesi hanno anche colto tutti gli interessi strategici nel controllo della navigazione nella zona artica.

La corsa all’Artico fra le grandi nazioni

Cina, Germania, Norvegia, Regno Unito e Francia hanno pianificato e, alcun di loro, hanno già lanciato nuove navi di supporto polare negli ultimi tre anni. La Marina Usa, nonostante alcune difficoltà politiche, ha mantenuto il suo programma da 10 miliardi di dollari per la fabbricazione di rompighiaccio polari per assicurare i suoi “interessi sovrani” di fronte alla “concorrenza”.

Ma è la Russia che ha la flotta più grande in grado di navigare in acque fredde: 39 rompighiaccio di cui 6 con propulsione nucleare. Con l’obiettivo di dotarsi di navi di nuova generazione per esigenze sia militari che civili, in particolare attraverso il programma 22220.

Questo progetto, sebbene in ritardo, prevede di costruire il più grande e potente rompighiaccio a propulsione nucleare di sempre e prende il nome di Arktika dal costo di 1,5 miliardi di euro. Navi che sarebbero in grado di navigare attraverso più di 3 metri di ghiaccio e potrebbero rimanere operative fino a -50 °C. Caratteristiche non convenzionali e indicative del desiderio della Russia di controllare nuove rotte commerciali polari durante tutto l’anno. La realizzazione di queste nuove navi potrebbe anche avere altri obiettivi come quelli di esplorare e sfruttare le risorse nei fondi artici.

Russia in pole position

Il programma di rinnovamento della flotta civile e militare è solo una parte della strategia russa per controllare la rotta settentrionale in quest’area. Recenti esercitazioni militari sui bersagli navali lungo le coste russe costituiscono una dimostrazione di forza tanto quanto la realizzazione di basi nell’Artico. La Russia sta quindi creando un arsenale politico e strategico globale volto a stabilire la sua presenza nella zona polare. Oltre al rinnovo delle attrezzature adattate all’ambiente artico, lo Stato russo sostiene attivamente lo sviluppo di infrastrutture industriali, alloggi e trasporti sulla costa settentrionale e nel contempo finanzia l’approvvigionamento di cibo, petrolio e materie prime mettendo in atto una severa politica di protezione ambientale.

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