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“Ecco cosa fanno dentro il carcere Sabrina e Cosima Misseri”. Caso Sarah Scazzi, la nuova vita di madre e figlia dopo la condanna all’ergastolo

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È già trascorso parecchio tempo dalla conferma dell’ergastolo per l’omicidio di Sarah Scazzi, ma la vita di Sabrina Misseri e Cosima Serrano, rispettivamente cugina e zia della 15enne barbaramente uccisa e poi gettata in un pozzo cisterna il 26 agosto di sette anni fa ad Avetrana, va avanti. Sono entrambe recluse nella casa circondariale Carmelo Magli di Taranto. Per i giudici della Suprema Corte le due dovranno trascorrerci il resto dei loro giorni. E se qualche giorno dopo la sentenza l’avvocato di Sabrina, Nicola Marseglia, aveva fatto sapere di aver trovato la sua assistita “a pezzi, senza infingimenti. Era distrutta, ha pianto soltanto”.

“Abbiamo parlato un pochino, è preoccupata perché probabilmente dovrà essere trasferita e comunque separata dalla madre. Anche da quel punto di vista non ho potuto essere particolarmente consolatorio” e annunciato di non poter escludere un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, adesso mamma e figlia non solo sono ancora recluse nello stesso carcere, ma hanno di recente partecipato con “entusiasmo” e con altre 18 detenute a un corso di storia dell’arte che, come riporta il Corriere della Sera, si è tenuto all’interno dello stesso carcere pugliese.

Mamma e figlia, racconta La 27esima ora del Corriere, sono state selezionate da Giulio De Mitri, artista e docente tarantino, insegnante all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, e autore del progetto che si è svolto all’interno della casa circondariale Magli. Il progetto nasce da un’idea del teorico e critico d’arte Achille Bonito Oliva e del comandante del reparto di Polizia penitenziaria del carcere tarantino, Giovanni Lamarca: “Le vere protagoniste sono state le donne, qui dentro, in grado di raccontare, attraverso un’esperienza di pratica artistica, il loro vissuto detentivo. Emozionandosi e commuovendosi”. (Continua dopo la foto)

E, si legge ancora sul CorSera, si sono emozionate ancor di più quando hanno visto le loro facce e i loro nomi sul catalogo della mostra, pubblicato da Gangemi editore, i cui proventi della vendita sono destinati all’associazione di volontariato penitenziario “Noi e Voi”, che promuove il progetto.  (Continua dopo la foto)

Tutte le donne che hanno partecipato al laboratorio si trovano in carcere per reati che vanno dallo spaccio all’omicidio. Cosima e Sabrina, poi, hanno partecipato in modo molto attiva: “Sabrina era attentissima, e dopo poche settimane era in grado di riconoscere le differenze stilistiche tra un quadro di Picasso e uno di Max Ernst”, spiega De Mitri.Condividi

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