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“Marcè, ma quando ce ricapita un’occasione così?” l’intercettazione che inguaia il Cinquestelle: così si organizzava per incassare insieme al suo socio di sempre

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Questa congiunzione astrale tra… tipo l’allineamento della cometa di Halley… hai capito cioè… è difficile secondo me che si verifichi… noi Marcè dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me guarda ci rimangono due anni”. Nelle intercettazioni ambientali disposte dagli inquirenti, il 4 febbraio scorso l’avvocato Camillo Mezzacapo si rivolgeva così a Marcello De Vito. Tanto il legale quanto l’esponente M5S, presidente dell’Assemblea Capitolina, sono stati oggi arrestati. Queste parole secondo il gip di Roma si riferiscono allo sfruttamento del “ruolo pubblico di De Vito per fini privatistici e ottenere lauti guadagni”.

IL LEGAME DE VITO/PARNASI – Per gli inquirenti “Marcello De Vito ha messo a disposizione la sua pubblica funzione di presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare, violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l’azione amministrativa, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi”.

Luca Parnasi, al fine di acquisire il favore di De Vito, che guidava, in qualità di presidente del Consiglio comunale di Roma capital i lavori dell’Assemblea capitolina riguardanti il progetto per la realizzazione del nuovo Stadio della Roma, “si è determinato, in adesione ad una specifica richiesta di De Vito, a promettere e poi ad affidare diverse remunerative consulenze all’avvocato Mezzacapo il quale ha operato quale espressione dello stesso De Vito” si legge nel capo di imputazione per corruzione contestato al pentastellato. Secondo il gip, De Vito “ha messo a disposizione la sua pubblica funzione” per “assecondare, violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l’azione amministrativa, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi” nel progetto Stadio della Roma e nell’intervento urbanistico da eseguirsi presso i terreni ove è allocata la ex Fiera di Roma, adoperandosi per “superare la cosiddetta ‘Delibera Berdini’, dal nome dell’ex assessore all’urbanistica del Campidoglio, che aveva “determinato una limitazione delle cubature realizzabili con conseguente compromissione del progetto globale da realizzare”. Nello stesso contesto “De Vito – si legge ancora nell’ordinanza – assicura che provvederà a parlare dell’operazione con il capogruppo del movimento 5 stelle in consiglio comunale Paolo Ferrara, così da avere dalla loro parte la maggioranza consiliare e con l’assessore Daniele Frongia”.

IL SODALIZIO DE VITO/MEZZACAPO – Tra Marcello De Vito e l’avvocato Camillo Mezzacapo, secondo gli inquirenti, “sussisteva un vero e proprio sodalizio”. Una fra tutte, l’intercettazione fatta nello studio legale di Mezzacapo. I due – si legge nell’ordinanza del gip Maria Paola Tomaselli – “discutono dell’attuale congiuntura politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti. Il legale afferma in maniera chiara che lui e De Vito devono sfruttare fino in fondo la situazione che si è venuta a creare con la nomina di De Vito a Presidente del Consiglio di Roma Capitale: “questa congiunzione astrale tra… tipo l’allineamento della cometa di Halley”. Per il gip Mezzacapo “assume qui il ruolo di vero e proprio procuratore del pubblico ufficiale, rappresenta all’esponente grillino come la situazione debba essere sfruttata al massimo in ragione della rilevante circostanza che il suo potere di influenza e di intervento già consistente in virtù dell’incarico rivestito nonché della risalente appartenenza alla parte politica che ha espresso il sindaco di Roma Capitale, siano notevolmente amplificati per il fatto che il Movimento risulta essere non più solo al Governo della città ma al Governo del Paese”. Secondo il gip “tale favorevole congiuntura astrale viene paragonata da Mezzacapo alla cometa di Halley, presentando una serie di eventi difficilmente riproponibile e quindi un’occasione da non perdere”. “Non solo – prosegue il Gip – vi è la determinazione a sfruttare il ruolo pubblico di De Vito per fini privatistici e per ottenere lauti guadagni con un atteggiamento e delle modalità assolutamente analoghe a quelle di una logica imprenditoriale ma vi è anche una sorta di autopromozione delle attività criminali che secondo gli interlocutori devono intensificarsi quanto più possibile in ragione dell’elevato valore commerciale che la funzione svolta da De Vito ha assunto in relazione alle responsabilità di governo che il Movimento 5 Stelle ha sia a livello comunale che nazionale” scrive il gip.Condividi

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